FAMIGLIE MERLO DI CASELLE

Stemma della casata conforme all’originale estratto dall’opera sulle famiglie nobili della monarchia di SAVOIA di Giovanni Monneret

La storia dei Merlo non è solo quella di una famiglia ,è molto di più. E’ il lungo viaggio nel tempo di un cognome portato con l’orgoglio e la consapevolezza di accomunare generazioni diverse , è una storia scritta con passione e tenacia da Aldo Merlo che ha voluto cercare e tenere insieme le fila dei rami che numerosi si dipartono da un ceppo rigoglioso, cercando, a ritroso nel tempo, non solo le  proprie origini ma anche le tracce dei  tanti Merlo che si sono susseguiti fin qui.Occorre risalire ad Arduino conte d’Ivrea, che s’intitolò conte di Castellamonte l’8 novembre del 1066, per risalire alla nascita del nome. I conti di Castellamonte infatti si divisero in 11 agnomi, cioè nomi aggiuntivi, tra cui figura Merlo e nell’arma della nobile famiglia si distingue il campo rosso, col capo d’argento carico di tre merle nere in fascia. Certo è che tra il 1100 e il 1600  portarono questo cognome  personaggi” di rango” come consoli, famiglie nobili, notai, avvocati, in un antico documento del 1646 si parla di un messer Lorenzo Merlo deputato a ricevere e spendere le oblazioni portate presso l’altare nel tribunale della prefettura di Pinerolo. Il fondo in denaro nel 1646 era di settantacinque lire, oltre ai doni offerti come anelli, braccialetti, corone, crocifissi, voti, pizzi, tele. L’ultimo dei Merlo famosi fu Felice, uomo di legge, nato a Fossano nel 1792, deputato al parlamento nel 1848,” mente acuta e cuor gentile, mostra dottrina molta e copiosa e facile maneggio della parola”.Con la nascita a Rivarolo, nel 1799, del trisavolo di Aldo, Francesco, la storia ripercorre le strade segnate dalla propria famiglia: ”Vincenzo, mio bisnonno, nacque a Caselle nel 1831 e si stabilì definitivamente nel paese insieme a suo fratello Pietro Giuseppe, nel 1888, quando acquistò la tenuta di Porta Prà pagandola 40.000 lire. La cascina da poco parzialmente abbattuta, per migliorare l’accesso alla città, era situata nell’isolato tra via Bianco di Barbania, via Leinì e la strada aeroporto. Allora non esisteva la circonvallazione per cui i terreni confinanti con la cascina si estendevano dove oggi si trova la strada, Il ristorante MAY WAY, la cabina elettrica e la casa di Cristaudi. Continuando lungo la strada per Leinì ,dove adesso si trova la via “Quattro case”, si estendevano i terreni della famiglia e ancora oggi qui sorgono le case costruite dai Merlo e tuttora abitate da loro o da eredi”

Il bisnonno Vincenzo ebbe nove figli tra cui Francesco Giuseppe, il nonno di Aldo che ebbe a sua volta cinque figli, tutti nati a Caselle tra i quali Vincenzo, il papà di Aldo.

“Vincenzo mio papà, fu il primo Merlo della nuova generazione e del nuovo secolo, è nato a Caselle il 13/11/1904 ed è morto il 6/10/1982 . Si è sposato il 15/4/1933 a Caselle con Machetta Cristina (Rina) nata a Monastero di Lanzo il 31/7/1906, e non alla borgata Francia di Caselle dove abitavano stabilmente i suoi genitori, perchè erano all’alpeggio con le mucche. Mamma è deceduta il 24/1/1992 a Caselle in via Gibellini. Da questo matrimonio è nato Franco, e non Francesco come avrebbe dovuto essere, per continuare la storia del nome del primogenito che è sempre stato Francesco o Vincenzo, e nel 1940 sono nato io Aldo.

Mio papà oltre a fare il contadino, ha anche avuto diversi interessi quali la musica, la fotografia e la meccanica da giovane. Allora la radio era un problema e,  siccome suonava bene il mandolino, insegnò anche ai suoi amici e in seguito mise su un complessino di strumenti a corda, così alla sera andava a suonare nelle piole. Ricordo qualcuno dei suoi amici inseparabili nell’orchestrina: Cesco Castigliano, Cichinet Nepote e Battista Nepote con Pino Gaudi come cantante.La fotografia, che è anche il mio hobby preferito, è stato un quasi lavoro per mio papà. A Caselle dal 1930 chi andava a lavorare nel lanificio Bona doveva essere in possesso della carta d’identità, e naturalmente andava in comune per richiederla; il comune richiedeva una fotografia, ma a Caselle non esistevano fotografi, e allora in comune dicevano: Andate a Torino oppure provate a chiedere a Cens Merlo in via Gibellini se ve la può fare lui”.

Un giorno arrivò il farmacista Zoccola con la moglie appena sposata, per avere le foto della carta d’identità così da poter andare in viaggio di nozze all’estero, ma purtroppo papà era senza i liquidi per lo sviluppo della lastra fotografica. Per rimediare il farmacista gli preparò subito le polverine per i liquidi, e così ebbero le foto e partirono per il viaggio di nozze.La meccanica è stata senza dubbio la cosa che lo ha appassionato di più. Fino al 1938 per seminare il granoturco si doveva fare il buco con la “caviia” e poi mettere il seme, uno per uno, fu lui a costruire la prima macchina per seminare il granoturco, con la possibilità di seminare anche i fagioli, macchina trainata dal cavallo che però, essendo molto leggera, era anche trainabile dalle mucche. Qualche anno dopo ne costruì una seconda, perché venivano ad affittarla da tutto il circondario, questa macchina la conservo ancora a casa mia.

La prima moto-falciatrice BCS arrivata in Piemonte è stata quella acquistata da Cens Merlo a Chivasso, che poi mio fratello Franco e un po anch’io, utilizzavamo per tagliare il fieno anche agli altri contadini.

Nel 1957 costruì la prima macchina per seminare il grano, con il motore a petrolio della moto-falciatrice BCS, cambio e differenziale della Balilla, e ingranaggi con catene dei volta-fieni a cavallo.

Costruì anche la prima attrezzatura per tagliare il grano con la moto-falciatrice BCS, senza dover spostare il covone tagliato il giro prima.” 

Ma nella grande storia delle famiglie Merlo un ricordo particolare va ai “Merlo d’l lait” che dal 1928 al 1992 con la loro attività furono parte integrante del tessuto casellese:

“Nel 1928  venne rilevato il lavoro di raccolta del latte da Costa della Cattolica, in via Gibellini,  e fu pagato 80.000 lire, compresi i 6 cavalli e i relativi carri, e centinaia di bidoni per la raccolta e distribuzione in 55 latterie di Torino. Il latte allora costava meno di una lira al litro. La raccolta si effettuava di notte, così da poterlo distribuire al mattino per le 5 ancora caldo nelle latterie. A quell’ora erano ancora chiuse e perciò le chiavi erano date sulla fiducia, in consegna ai dipendenti della ditta Merlo, che aprivano, lasciavano il latte e poi richiudevano il negozio.Una parte del latte raccolto, veniva raffreddato per poter essere conservato, mettendo i bidoni pieni a bagnomaria nell’ acqua fredda del pozzo.Nel 1934 i “Merlo d’l lait” si trasferirono nella loro cascina in via d’Andrà, acquistata nel 1932 da Carletto della conceria. Il primo autocarro Fiat 3 assi lo acquistarono a Ciriè da Brunero pagandolo 55.000 lire. In quel periodo il latte veniva raffreddato in scambiatori di calore, ma sempre usando acqua del pozzo. La raccolta del latte dovette essere sospesa per un breve periodo, durante la guerra 40/45 perchè i 3 fratelli erano tutti a fare il militare.

Nel 1946, finita la guerra e tornati tutti a casa, la raccolta del latte venne ripresa come anche la distribuzione a Torino, il prezzo intanto era salito a 30 lire il litro. Nel 1947 la ditta venne trasferita nel caseificio costruito in tempo di guerra, dal consorzio formato dai produttori- latte, che si trova in via Circonvallazione 2, sempre a Caselle, dove si trova ancora nel 1992. Nel 1948 venne costituita a Torino l’odierna Centrale del Latte, formata dal Comune di Torino, industriali del latte, grossisti, latterie e produttori. Con il passare degli anni il lavoro aumentava sempre più ed allora decisero di aprire altri centri di raccolta a Foglizzo, Settimo, ed un altro caseificio a Volpiano.Dal mese di giugno del 1971 il caseificio di Caselle, in via Circonvallazione, diventato «Burro e Latte Quattro Case di Merlo», lavora esclusivamente il latte a lunga conservazione, adottando un sistema di imbottigliamento unico in Italia. Infatti 1a bottiglia in plastica nasce nel preciso istante in cui viene riempita, con la più assoluta garanzia di igiene, e così venne venduto in tutta Italia.

Dopo 64 anni di lavoro a Caselle, nel 1992 l’azienda si trasferisce in provincia di Vercelli, e precisamente a Cigliano, dove è stato costruito un nuovissimo e moderno stabilimento grande 10 volte quello di Caselle.Il caseificio di Volpiano in via Strella diventa la famosa discoteca Pin Up dei fratelli Giancarlo,

Mauro e Adriano Merlo, figli di Pietro, (Pierin del lait).Oggi dei Merlo della vecchia generazione non è più rimasto nessuno, il più anziano è Antonio di Porta Prà, nato nel 1925. l’azienda del latte, dopo oltre settant’anni, ha cessato l’attività, come la discoteca di Volpiano e anche la prima attività delle famiglie merlo casellesi, la coltivazione della terra e l’allevamento bovino, è finita qualche anno fa.Nel 2002 la nuova piazza situata a Porta Prà, tra le strade Aeroporto, Leinì e via don Bosco è finalmente diventata piazza Merlo Pietro, a ricordo di quel Merlo che è stato decorato con la medaglia d’argento al valor militare per gli atti di eroismo compiuti nel suo passato militare dal 1853 al 1865 e che fu consigliere comunale a Caselle dal 1899 al 1904.

Ma l’epilogo felice di questa grande saga  familiare è l’incontro annuale dei Merlo, che dal 1991, puntualmente ogni anno le varie famiglie si ritrovano, vecchi e giovani, in allegria  per il gusto di stare insieme e di condividere un cognome che ha saputo costruire legami. Mentre Aldo, infaticabile organizzatore, continua nel suo prezioso lavoro di ricerca, perché i Merlo sono ovunque….”Ho trovato notizie di un Merlo Francesco, nato a Nole nel 1875, espatriato in Argentina, del quale si sono perse le tracce, ma che si pensa possa essere l’antenato di quei molti Merlo che abitano una città chiamata proprio Merlo city. Da notare che io sono Aldo con il fratello maggiore Franco, ed in California senza allora sapere una famiglia dell’altra, anche là ci sono stati due fratelli, Aldo con il fratello maggiore Franco Merlo”

                                                                                                 Antonella Ruo Redda

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Chi era Pietro Merlo ?


Molti casellesi si saranno chiesti chi era quel Pietro Merlo a cui è stata intitolata la nuova piazza situata a Porta Prà, all’incrocio tra la strada Aeroporto e strada Leinì, piazza dove è ubicato il peso pubblico ed il monumento all’Alpino.
Pietro Merlo nato nel 1832 e suo fratello Vincenzo del 1831 acquistarono la cascina di Porta Prà, dove a quel tempo non c’era la strada di circonvallazione e uscendo si era direttamente nella campagna di proprietà della famiglia.

Ritornando al motivo del nome alla piazza bisogna ricordare che Merlo Pietro è stato decorato di medaglia d’argento al valor militare per 11 anni di guerra.

Segue un stralcio del congedo originale datato 22 luglio 1865:
Statura 1,65
Capelli castani
Sopraciglia castane
Occhi grigi
Fronte media
Naso regolare
Bocca media
Mento tondo
Viso ovale
Colorito naturale
Sa leggere e scrivere.

Partito per il militare il 10/12/1853
Promosso caporale il 1/5/1857
Congedato il 10/11/1858
Richiamato il 26/3/1859
Congedato definitivamente il 7/3/1865.

Soldato di leva della classe 1832 per la ferma che verrà stabilita dalla futura legge organica sulla leva, e cioè per anni 11, in servizio provinciale. Questa la legge del 20/3/1851.

Arruolato il 10/12/1853 nel  6° reggimento fanteria Brigata Aosta con la matricola n° 13561, professione "marraiuolo" fante specializzato nell’attaccare, danneggiare e distruggere opere fortificate in azioni di sabotaggio e similari.

Ha fatto parte del corpo di spedizione in oriente e imbarcato il 3/5/1855. Cessò dal fare parte del corpo di spedizione in oriente e rientrò nello stato il 5/5/1856.

Ricevette la medaglia inglese di Crimea il 19/6/1856.

Partito in congedo illimitato per circolare ministeriale del 25/10/1858, e richiamato sotto le armi il 26/3/1859 per circolare ministeriale del 9/3/1859.

Nella campagna del 1859 fu ferito al braccio sinistro da una palla di moschetto il 21/6/1859 nella battaglia di San Martino.

Menzione Onorevole per essersi distinto il 24/6/1859 alla battaglia di San Martino in seguito a regia determinazione il 12/7/1859.

Ricevette la medaglia francese commemorativa per la campagna d’Italia del 1859 e fu autorizzato a fregiarsene per sovrana determinazione il 1/4/1860.

Conferita la medaglia d’argento al valor militare a vece della menzione onorevole conferita per regia determinazione  il12/7/1859 in seguito a regio decreto del 16/6/1860.

Per gli 11 anni del suo passato militare al servizio della patria il giorno 22/7/1867 riceveva dallo stato lire 58,858, meno una lira per la stampa del congedo, per un totale di 57,858

Aldo Merlo

 

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